Dentro l’avventura: Cargo – Prima parte

Oggi cari amici di Puntaeclicca vi parlerò di Cargo, una nuova avventura grafica per piattaforme mobile che sta riscuotendo un grandissimo successo. Qualche giorno fa ho fatto due chiacchere con il suo ideatore ed ecco quindi, in esclusiva per il sito, la sua intervista.

Ciao Stefano, grazie ancora per avermi concesso l’intervista, per me è sempre un piacere conoscere degli sviluppatori italiani. Prima di parlare della tua avventura vorrei che ci parlassi un pò di te e che ti presentassi ai nostri lettori.  Vuoi? 

Grazie a te Alessandro!! grazie perché questa intervista è per me fonte di grande soddisfazione.

Ma veniamo alla domanda che, devo dire, mi mette un po’ in imbarazzo! Sono Stefano Pareschi e nella mia vita ho fatto parecchie cose differenti, dalla passione per l’elettronica al modellismo statico e dinamico alla programmazione, passando per la  grafica tecnica e la fotografia.

Inevitabilmente ogni esperienza ti lascia “cose” che opportunamente sommate, combinate e fermentate ti portano a desiderare cose che non avresti mai pensato di volere ed ora eccomi qui come creatore di videogiochi.

Quando è iniziata la tua passione per i videogiochi?

Non ho mai frequentato le sale giochi e non ho mai avuto console per videogiochi ma erano  gli anni 80 e al cinema vedevi film come Wargames, Tron, Electric Dreams ed altri.

La Mamma racconta che fin da piccolo non facevo altro che smontare piccoli e grandi elettrodomestici alla ricerca disperata del mistero che si nascondeva all’interno.

Questa miscela critica è esplosa con tutta la sua potenza sotto forma di un semplice e preciso acquisto: il Commodore 64.

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Così ho cominciato a giocare e a programmare, ho scoperto la magia della programmazione e il piacere del videogioco.

Quindi credo che sia nata così assieme alla passione per la programmazione.

Ricordi qual’è stato il primo videogioco a cui hai giocato?

Ho giocato con tutti i principali giochi dell’epoca, da Asteroids a Pac-Man a Prince of Persia ma la svolta è arrivata con The Secret of Monkey Island. Come ho scritto anche sul mio blog:

Era il 1990 quando in una giornata qualunque, non ricordo come e perché, installai sul mio primo computer “compatibile IBM” un nuovo gioco. Si chiamava “The Secret of Monkey Island“.

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Non sapevo molto del gioco e non mi ispirava particolarmente ma solo qualche giorno dopo, era diventato il mio felice pensiero fisso. Era diventato il mio giardino segreto. Un posto dove vivere un’altra vita, una fuga temporanea dagli impegni quotidiani. Sono seguiti poiLeChuck’s Revengee tutti gli altri capolavori di LucasArts.

Ricordo con commozioneAmerzone” e “Syberia” di Benoît Sokal. Ricordo “Atlantis” di Microids e “Broken Sworddi Revolution Software ed anche “Blade Runner” di Westwood Studios.

Hai uno o più generi preferiti? (oltre ovviamente alle avventure grafiche)

Ti dico un segreto…I videogiochi non mi piacciono tantissimo. Penso che la maggior parte dei videogiochi siano solo una perdita di tempo. Penso anche che il genere Punta e Clicca sia erroneamente considerato un videogioco.

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Come esistono i libri, i film e i videogiochi, io credo che dovrebbero esistere i “punta e clicca”. Proprio così, hai capito bene.

Cosa pensi del settore dei videogiochi in Italia? Ci sono possibilità di crescita per nuovi team o software house?

Ho recentemente letto un articolo che parlava del futuro del lavoro in Italia e nel mondo. Le previsioni dicono che entro il 2020, quindi tra soli quattro anni, cinque milioni di posti di lavoro nel mondo andranno persi, rimpiazzati da robot e intelligenza artificiale.

Le classiche professioni di oggi verranno progressivamente rimpiazzate da professioni più creative. Quindi sono ottimista riguardo il futuro dell’intrattenimento e dei “Punta e Clicca”.

Vorrei sapere la tua opinione sul mercato mobile? Giochi mai su smartphone o tablet? Hai già sviluppato o pensi di sviluppare giochi per queste piattaforme?

Ho letto che il settore dei videogiochi in Italia è in crescita.

Personalmente credo che buona parte della crescita derivi proprio dal mobile. Probabilmente il mobile ha ampliato la base dei giocatori ma anche il numero degli sviluppatori che come nel mio caso, hanno ora la possibilità di raggiungere un pubblico vastissimo.

L’intervista a Stefano continua nella seconda parte dell’articolo dove ci parlerà in dettaglio della sua avventura. Potete leggerla cliccando QUI.

 

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