The Lion’s Song

Fin da quando l’uomo ha memoria il mondo è sempre stato diviso in due tipologie di persone, i creatori ed i fruitori.

I primi sono persone brillanti e spesso geniali (a volte considerate folli), spiriti liberi che vivono l’intera esistenza guidati dall’estro, dalla passione, dalle emozioni; sono individui unici che amano condividere ed usano le loro intuizioni per migliorare non solo la propria vita ma anche quella degli altri.

I secondi (ovvero la maggior parte di noi) sono coloro che godono dei frutti, la grande massa che ammira e si fa guidare, il pubblico di chi si impegna per generare il cambiamento.

Le premesse

A dispetto di quanto si possa pensare, appartenere alla prima categoria non è affatto una cosa semplice anzi comporta sacrifici e rinunce, costringe a vivere sotto pressione ed ogni ogni nuova impresa equivale ad una sfida.

La domanda a questo punto sorge spontanea: se la strada è così in salita perchè qualcuno deciderebbe consapevolmente di affrontarla?

A dare una risposta a all’amletico quesito ci ha provato The Lion’s Song, un’originale serie episodica realizzata dal giovane studio austriaco di Mipumi Games.

Racconti che si intrecciano

Ambientata principalmente nella Vienna degli inizi del’900, la storia di The Lion’s Song si compone di una tetralogia di quattro episodi, ognuno dei quali si concentra sul frammento di vita di un diverso protagonista.

Nel primo episodio, intitolato Silcnce, faremo la conoscenza di Wilma, una talentuosa e promettente musicista nata nelle verdi campagne austriache.

Inebriata ma allo stesso tempo impaurita dal successo ottenuto, la ragazza dovrà affrontare una grande sfida superando il blocco che le impedisce di terminare la sua ultima composizione.

Il secondo episodio, The Painter, si concentra su Franz, un’apprezzato pittore con il dono di vedere gli “strati” delle persone, di riuscire a catturare l’interiorità degli individui sulla tela.

Perennemente insoddisfatto del suoi lavori (che giudica sempre incompleti), il giovane dovrà trovare l’elemento che gli sfugge e la cui scoperta sarà una vera e propria rivelazione.

Il terzo capitolo, Derivation, è l’unico a non avere come protagonista un’artista bensì un matematico, la perspicace e tenace Emma.

Oltre a parlare di creatività quest’episodio offre interessanti punti di riflessione su tematiche ancora oggi molto attuali come la discriminazione sessuale e l’emancipazione.

Ritrovatasi in un mondo fortemente maschilista (come poteva esserlo quello accademico agli inizi del XX secolo), Emma dovrà crearsi un’altra identità per essere ascoltata, infrangendo tutte le convenzioni sociali pur di affermare i propri diritti.

Closure, l’ultimo episodio, rappresenta l’epilogo dell’intera vicenda e ci mostra, attraverso i racconti di alcuni personaggi “minori”, vari retroscena sugli eventi vissuti dai protagonisti.

Come avrete modo di scoprire giocando questo rimane il capitolo più dinamico e vario, proponendoci tantissime differenti prospettive, ma è anche un’incredibile punto di raccordo che permette di dare coesione  e chiarezza all’intera narrazione.

Rielaborazione

Se cercassimo un confronto con i titoli più recenti, il piccolo gioiello di Mipumi Games potrebbe essere definito come un mix ben riuscito tra To the Moon ed una classica avventura dei Telltale Games.

Le analogie con il capolavoro di Freebird Games si ritrovano soprattutto nell’approccio alla storia, con la volontà degli sviluppatori di proporci un racconto intriso di poesia, dalle atmosfere intime e personali.

Rispetto all’opera di Kan Reives Gao, The Lion’s Song prende però un’altra direzione, concentrandosi sul percorso di crescita interiore dei protagonisti, mostrandoci le loro emozioni e gli stati d’animo, cercando di farci comprendere le loro azioni anche sotto il profilo psicologico.

Dai titoli Telltale viene invece mutuata la possibilità di far proseguire la trama in base alle nostre scelte, modifiche magari non radicali, ma essenziali quanto basta per incuriosire e aumentare il grado di rigiocabilità.

Come per i giochi sopracitati, non ci troveremo davanti alla classica avventura punta e clicca; gli enigmi sono esigui e spesso contestuali, perlopiù risolvibili con i dialoghi o la giusta iterazione.

Tocchi di classe

Tra i tanti elementi che ho apprezzato di The Lion’s Song c’è sicuramente il suo particolare stile grafico, uno stile retrò e “pixelloso” ma volutamente scelto dagli sviluppatori per richiamare quello dei classici punta e clicca di meta anni’90.

Ho trovato assolutamente geniale l’idea di una palette cromatica filtrata da un azzeccatissimo effetto seppia, certamente il modo migliore per trasmettere, anche a livello visivo, un malinconico senso di nostalgia, il ricordo di una realtà che ormai non c’è più.

Per quanto la grafica sia in 2D, con pochi tratti si è riuscita a dare a personaggi ed ambientazioni (a volte quasi “dipinte” o accennate) una caratterizzazione pressoché perfetta, restituendoci una cartolina di Vienna e dei suoi abitanti decisamente viva e credibile.

Le musiche ovviamente (e permettetemi il gioco di parole) fanno la parte del leone con brani di musica classica davvero vibranti e travolgenti tra cui spicca proprio The Lion’s Song, la composizione scritta da Wilma, che verrà ripreso in più di un’occasione.

Dove trovarlo

Potete acquistare The Lion’s Song in digital delivery su Steam per PC oppure su App Store e Google Play per dispositivi mobile. Il titolo è disponibile in ben 8 lingue (tra cui l’italiano).

Commento finale

Sarò onesto, all’inizio non sapevo cosa aspettarmi da The Lion’s Song ma sono bastati pochi minuti sia per innamorarmi del suo stile che per appassionarmi alla narrazione.

Il team di Mipumi Games è riuscito a confezionare una storia i cui protagonisti sono personaggi veri, persone reali che pur senza superpoteri diventano a loro modo degli eroi.

È un racconto che parla dell’essere umano, che ne elogia i pregi (come creatività, genio, perseveranza) ma ne mostra anche  le fragilità e le debolezze, la continua lotta contro i demoni interiori.

Un’esperimento decisamente interessante, profondo e mai banale, che non posso che promuovere a pieni voti e consigliarvi senza titubanze o esitazioni.

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