Raccontastorie digitali: Monkey Tales Studio

Grazie al mio blog in questi ultimi due anni ho avuto la possibilità di incontrare tanti giovani sviluppatori (soprattutto di avventure grafiche) che hanno mostrato quanto sia variopinto e talentuoso l’universo degli emergenti game designer italiani.

Oggi approfondiremo la conoscenza dei Monkey Tales Studio ed in particolare di Matteo Ridolfi, creatore insieme agli altri membri del team dell’apprezzatissimo The NADI Project e del coinvolgente PROTOThYPE: A Love Story. Ecco l’intervista!

Ciao Matteo e benvenuto, direi che potremo iniziare l’intervista presentandovi ai nostri lettori.  Da quanti membri è composto esattamente il vostro team? Quali mansioni svolgete? Raccontateci un pò di voi!

Ciao Alessandro, e grazie per averci concesso questo spazio sulle pagine del tuo sito. Al momento il team è composto da 3 elementi, il sottoscritto, game designer per i progetti in sviluppo, Houssem, il mio fido braccio destro nonchè colui che si occupa di arricchire ed ampliare le sceneggiature e le caratterizzazioni dei personaggi per ogni storia e Michela, la nostra bellissima concept artist.

Quando e come è iniziata la vostra passione per I videogiochi?

Diciamo che, per quanto mi riguarda, sono rimasto affascinato dal mondo del videogioco fin da tenera età. Ho iniziato ad utilizzare i primi titoli per pc più o meno all’età di 10/11 anni, e da quel momento non ho mai ufficialmente smesso, provandone di qualsiasi genere.

Nomi legati al mondo delle avventure grafiche che porto nel cuore sono i vari Monkey Island piuttosto che Syberia o le avventure legate alla serie di Runaway, inoltre vanto una sfrenata passione per i titoli di simulazione.

Ad inizio 2015, io e Houssem, dopo esserci conosciuti in percorsi diversi, abbiamo deciso di unire le forze per creare Monkeys Tales Studio.

Avete un videogioco o genere preferito?

Personalmente, e come puoi facilmente intuire, adoro le avventure grafiche di qualsiasi genere, che siano punta e clicca piuttosto che prime persone.

I giochi che mi hanno maggiormente colpito nell’ ultimo periodo sono sicuramente The Vanishing of Ethan Carther, The Stanley Parable e SOMA. Titoli che hanno, tra le altre cose, fortemente ispirato il nostro lavoro.

Ciò che ci accomuna è comunque la passione per tutti quei titoli che hanno nel loro dna una forte impronta esplorativa e narrativa.

Com’è nata l’idea di creare una software house  e perchè avete scelto il nome Monkey Tales?

Al momento siamo ancora un cosiddetto “gruppo informale”, cioè un manipolo di “pazzi” che si ritrova nel proprio tempo libero per portare a termine un obiettivo comune. Stiamo lavorando duramente per consolidare questa idea e farla diventare il nostro principale lavoro.

E’ stato scelto questo nome, che significa letteralmente “i racconti delle scimmie” perchè, secondo noi, rappresenta molto semplicemente la voglia di raccontare una storia fruibile a tutti, partendo dal modo in cui lo farebbe una piccola scimmietta pelosa, che stilizza nell’ immaginario comune l’idea di “origine” dell’ essere umano.

Avevate già realizzato videogiochi in passato (come singoli intendo) o The NADI Project è stato il vostro primo titolo in assoluto?

No, The NADI Project è stato il primo in assoluto dopo una serie di esperimenti utilizzati come esercizi personali.

Come mai avete scelto proprio il genere delle avventure grafiche?

Come ti anticipavo, il team nasce dalla voglia di raccontare storie con una grande impronta narrativa ed emotiva.

Crediamo che questo particolare genere, più di altri, sia perfetto per far passare un messaggio in maniera forte ed incisiva, lasciando anche spazio all’ interpretazione personale del giocatore che, nella nostra idea di gameplay, rappresenta un tassello fondamentale per la buona riuscita del gioco.

Quali sono le difficoltà più grandi che avete affrontato per realizzare il vostro primo titolo?

Parecchie! E’ stata una vera odissea, te lo assicuro.

Diciamo che, fin dalla prima stesura, ci siamo arrovellati nel capire quale potesse essere il modo migliore per narrare una storia senza mai mostrarne i personaggi principali. Fattore che ci ha successivamente premiato, semplificando notevolmente il processo di sviluppo.

In seguito sono nate altre difficoltà sia nella realizzazione che nella pubblicazione del gioco, dovute principalmente alla nostra inesperienza. Un grosso ringraziamento, da parte mia, va a tutti quei ragazzi che ci hanno aiutato durante le prime fasi di test del gioco, segnalandoci i bachi o le numerose inesattezze logiche.

In questi giorni si è molto discusso della cosiddetta “morte del single player”. Voi cosa ne pensate a riguardo?  E’un opinione condivisibile o sono semplici chiacchere da bar?

Al di fuori di tutto quello che può essere detto dopo le affermazioni di Spencer, non credo di offendere nessuno dicendo che queste non siano da prendere troppo in considerazione.

A mio avviso la metodologia di gioco non è un “fattore assoluto” ma semplicemente uno strumento e, in molti casi, se utilizzato nel modo corretto, può determinare la riuscita o meno del titolo.  Voi riuscireste ad immaginarvi un gioco narrativamente intenso, come può essere SOMA, in multiplayer? Io no.

In questi casi l’empatia che il giocatore viene a creare con il proprio “avatar virtuale” è annientata completamente con l’utilizzo del multiplayer e per questo motivo non credo si possa ipotizzare un futuro completamente orientato verso questo fronte.

Questa domanda è connessa alla precedente. Quanto è importante la trama in un videogioco?

Dipende molto dal tipo di videogioco, ma per l’ ambito delle avventure grafiche credo sia attorno al 95%. Sono comunque fortemente convinto che, al di fuori di ogni genere, la trama di un gioco ricopra un ruolo di assoluta rilevanza all’interno di una produzione.

Come sono nati The NADI Project e Protothpe? Da dove avete preso ispirazione?

I due giochi hanno avuto una gestazione molto diversa tra loro pur essendo stati partoriti entrambi da una mia idea.

The NADI Project è nato essenzialmente come esperimento per poter valutare le nostre capacità tecnico/artistiche. L’anno successivo, sull’onda del grande successo ottenuto, abbiamo voluto riprovare con un secondo titolo.

Prendendo ispirazione prima da “The Beginners Guide” e succesivamente da “The Stanley Parable”,a nostro avviso due capolavori, è nato il primo prototipo di PROTOThYPE (lo so, sembra assurdo, ma è vero :D), successivamente arricchito da una trama più strutturata ed un gameplay più regolare.

Ho sempre trovato i vostri titoli molto immersivi e coinvolgenti, perfetti per delle esperienze in realtà virtuale. Avete mai pensato di aggiungere il supporto o realizzarne uno specifico per un visore (tipo Oculus Rift o PSVR)?

La realtà virtuale è un progetto che abbiamo in cantiere da parecchio tempo. Il problema principale, al momento, è che non abbiamo abbastanza supporto tecnico e tempo disponibile per poterla integrare nei nostri titoli. Detto questo, non è detto che non possa essere aggiunta in futuro.

Su quali progetti siete al lavoro al momento? Ci raccontate qualcosa in anteprima?

Qui si toccano argomenti caldi! Abbiamo diversi progetti in cantiere, alcuni interni allo studio ed altri in collaborazione, di cui non posso dire ancora nulla. Ma statene certi che vi informeremo a tempo debito!

Cosa pensate del settore dei videogiochi in italia?  C’è un futuro per gli sviluppatori italiani?

Speriamo proprio di si! Anche se siamo relativamente giovani ed inesperti per rispondere ad una domanda del genere.

Cosa rappresentano per voi i videogiochi?

Crediamo fortemente che il videogioco sia, prima di tutto, una forma d’arte come può esserelo un film, una canzone o un dipinto. La sua più grande forza sta nel comunicare qualcosa direttamente attraverso l’interattività, fattore che lo rende un unico.

Vi ricordo che potete seguire i Monkey Tales Studio e tenervi aggiornati sui loro progetti futuri visitando il sito ufficiale del team o diventando fans della loro pagina Facebook.

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