Indiana Jones and the Fate of Atlantis

Scritto, diretto ed ideato da Hal Barwood in collaborazione con Noah Falstein nel 1992, Indiana Jones and the Fate of Atlantis è sicuramente una delle avventure grafiche più famose, premiate ed amate di sempre, un vero e proprio capolavoro che per la prima volta è riuscito a fondere insieme personaggi, narrazione e realizzazione tecnica di qualità cinematografica adattandoli ad un videogioco.

Meglio di un film…

Basato su una trama completamente originale, creata apposta per il videogioco, il titolo LucasArts  è stato il primo a riportare sugli schermi {almeno videoludici} le avventure dell`amato archeologo con frusta e cappello che erano rimaste ferme al 1989 con Indiana Jones e l’Ultima Crociata.

Per la creazione del gioco Barwood prese spunto da diverse fonti come  alcune delle opere di Platone, il libro Atlantis: The Antediluvian World di Ignatius Loyola Donnelly ed alcune pubblicazioni della filosofa e teosofa russa  Helena Blavatsky.

Ambientata nel 1939, la trama di Fate of atlantis prenderà il via al Barnett College, il prestigioso istituto dove il caro professor Jones lavora come insegnante e che abbiamo già visto in numerose scene dei film.

In questa prima parte. che fa da prologo all’intera vicenda, il caro Indy dovrà recuperare un vecchio manufatto da una delle collezioni del museo per conto di un misterioso Mr. Smith (ed esplorare gli archivi, vi assicuro, è ben più pericoloso delle tombe antiche…).

Sfortunatamente per Indy e Marcus, il misterioso committente si rivelerà essere una spia nazista di nome Klaus Kerner, incaricato per conto del Reich di acquisire informazioni e reperti provenienti dalla mitica Atlantide,

Come avremo modo di scoprire la leggendaria città custodisce una potente fonte di energia che se utilizzata per le armi potrebbe garantire alle forze tedesche un potere quasi assoluto.

Nonostante la spia riesca a fuggire Indy riesce a recuperare un indizio che lo porterà sulle tracce di Sophia Hapgood, sua vecchia fiamma e giovane collaboratrice durante una serie di scavi in Islanda.

Sophia ha da alcuni anni abbandonato l’archeologia per dedicarsi alla carriera di medium e tiene una serie di seminati su Atlantide, aquanto pare guidata dallo spirito guida di uno dei Re di Atlantide, Nur-ab-sal.

Indiana Jones and the Fate of Atlantis Screen 6

Dopo un incontro burrascoso ed un acceso diverbio, Indy e Sophia decideranno comunque di collaborare partendo alla ricerca di indizi sulla misteriosa città di Atlantide, ed in particolare sul Dialogo Perduto di Platone, un’antico manoscritto che potrebbe rivelarne l’ubicazione.

Proprio per non rovinarvi il gusto di giocare Fate of Atlantis, preferisco non rivelarvi ulteriori dettagli sulla trama che sicuramente rappresenta uno degli elementi più riusciti del gioco.

Quello che posso confermarvi è che i fans del celebre archeologo non rimarranno affato delusi (dopotutto Hal Barwood è stato co-sceneggiatore di Incontri ravvicinati del Terzo tipo) e che la trama è talmente articolata e ricca di spunti affascinanti che difficilmente correremo il rischio di annoiarci.

Lo stile dell’archeologo

Uno degli assi nella manica di Fate of Atlantis fu quello di inserire all’interno del gioco tre differenti modalità in cui affrontare l’avventura: squadra, ingegno ed azione;
L’opzione da noi scelta influenzava in maniera diretta non solo il gameplay ma anche gli eventi, le locazioni, gli enigmi ed i dialoghi presenti nella parte centrale del gioco modificandolo in maniera sostanziale ed aumentando non di poco il fattore di rigiocabilità.

La longevità, ovviamente, fu solo uno degli elementi che contribuì a rendere Fate quel grande capolavoro che tutti conosciamo, ad essa infatti si affiancava una straordinaria direzione artistica, un attento lavoro di ricerca per il design e le ambientazioni ed un comparto audio di prim’ordine.

Indiana Jones and the Fate of Atlantis Screen 4

Gran parte della grafica del gioco (nei suoi sfavillanti 256 colori) venne realizzata dal team composto da William Eaken, James Dollar e Avril Harrison, tramite l’utilizzo di programmi come Deluxe Paint, ricorrendo solo in casi eccezionali allo scan di elementi disegnati a mano.

Anche la splendida cover del gioco è opera dallo stesso Eaken e venne creata ispirandosi ai poster ideati per i film di Indiana jones dal talentuoso Drew Struzan.

Ad occuparsi della colonna sonora furono Clint Bajakian, Peter McConnell and Michael Land che oltre a creare pezzi completamente originali riarrangiarono anche alcune delle musiche composte da John Williams per le pellicole cinematografiche.

Nel 1993, con il rilascio della versione su CD-ROM, il titolo si arricchì di un doppiaggio completo dei dialoghi (quasi 8000 linee di testo) a cura della Federation of Television and Radio Artists, un impresa che per i tempi rappresento un’impresa di proporzioni colossali.

Fate of Atlantis è stato il settimo titolo della LucasArts ad utilizzare il motore SCUMM (ideato per lo storico Maniac Mansion), un sistema che includeva l’utilizzo di una serie di verbi ed un inventario per interagire con gli elementi sullo schermo e risolvere gli enigmi.

Storie mai raccontate (…o quasi)

Visto il successo ottenuto da Fate of Atlantis si era pensato a più riprese di realizzarne un seguito, incentrato ovviamente su nuove avventure e misteri da scoprire. Il primo titolo ad essere messo in cantiere fu Indiana Jones and the Iron Phoenix, che avrebbe visto Indy impegnato nella ricerca della Pietra Filosofale, cercata da Nazisti per riportare in vita Adolph Hitler.

Indiana Jones and the Infernal Machine

Nonostante i nove mesi di sviluppo questa nuova avventura venne cancellata a causa della tipologia di contenuti che ne avrebbero reso difficile la pubblicazione in Germania, da sempre un mercato importante per le avventure grafiche. Stessa sorte tocco anche al secondo titolo, Indiana Jones and the Spear of Destiny, che ricevette lo stesso trattamento.

Entrambe le storie, seppur non videro mai la luce in forma videoludica vennero comunque trasposte in due serie a fumetti pubblicate dalla Dark Horse Comics ed illustrate da Lee Marrs.

Il pri,mo vero seguito delle avventure di Indy arrivo nel 1999 con Indiana Jones and the Infernal Machine, un action/adventure in 3D ancora una volta sceneggiato da Hal Barwood. e che Ambientato nel 1947 il gioco vide il ritorno di Sophia Hapgood (stavolta agente della CIA) impegnata insieme al vecchio Indy nella ricerca della mitica Torre di Babele.

Dove trovare il tesoro?

il titolo è disponibile per il download sul sito GOG.com e sul servizio di digital delivery Steam di Valve.

Un capolavoro senza tempo

Molti si saranno chiesti come mai, nonostante i periodi bui, la scomparsa di molte software house, le varie crisi, il genere delle avventure grafiche sia comunque ancora oggi vivo e vegeto e soprattutto tanto amato.
Indiana Jones and the Fate of Atlantis è di certo una delle risposte.

Non negherò (e sarei un bugiardo se affermassi il contrario) che l’affetto ed i ricordi che mi legano a questo gioco influenzino in maniera pesante il mio metro di giudizio, ma il gioiello della LucasArts, a prescindere dalle opnioni personali, ha saputo mostrare già più di vent’anni addietro quali livelli di profondità potesse raggiungere il medium videoludico e soprattutto il genere dalle avventure grafiche.

Hal Barwood ed il suo team ci hanno regalato molto più di un gioco, una vera e propria esperienza, un mondo in cui nonostante il tempo trascorso fa sempre piacere perdersi e dal quale rimanere affascinati.

Il carisma dei personaggi, il gusto dell’esplorazione e della scoperta, il piacere dalla  narrazione, la complessità ed il fascino di una trama che si dipana grazie al contributo attivo del videogiocatore, sono questi gli elementi che lo hanno reso immortale, magico ed indimenticabile.

Per averci donato la sua magia…grazie LucasArts!

GALLERIA IMMAGINI:

 

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